Aston Martin V12 Vanquish · 466 CV (2003-2005)

2002
Gasolina
RWD
Automático 6v
Aston Martin Vanquish - Vista 1
Aston Martin Vanquish - Vista 2
Aston Martin Vanquish - Vista 3
Aston Martin Vanquish - Vista 4

Especificaciones y análisis del Aston Martin Vanquish

Potenza

466CV

Coppia

542Nm

Consumo

-l/100

Emissioni

-g/km

0-100 km/h

5s

Vel. Max.

306km/h

Peso

1835kg

Prezzo

264,080

Riassunto tecnico

Carburante

Gasolina

Trasmissione

Automático 6v

Trazione

RWD

Posti

2 / 2 porte

Bagagliaio

240 L

Serbatoio

80 L

Potenza

343 kW

Stato

Attuale

Specifiche tecniche

Motore

Potenza massima466 CV / 343 kW
Coppia massima542 Nm
Tipo di carburanteGasolina
TrasmissioneAutomático 6v

Capacità

Serbatoio80 L
Bagagliaio240 L

Analisi dettagliata della Aston Martin V12 Vanquish · 466 CV (2003-2005)

Descrizione generale

L'Aston Martin V12 Vanquish non è semplicemente un'auto, è una dichiarazione di principi, un'icona che ha definito la rinascita del marchio all'inizio del XXI secolo. Rappresenta la fusione perfetta tra l'eleganza britannica e una forza bruta smisurata, una Gran Turismo con l'anima di una supercar che si è impressa nella retina di un'intera generazione. Guidarla è come essere trasportati in un'epoca in cui il design e l'emozione del motore erano tutto.

Esperienza di guida

Premere il pulsante di avvio della V12 Vanquish significa risvegliare una bestia. Il motore da 5.9 litri prende vita con un ruggito profondo e gutturale che fa venire la pelle d'oca e promette un'esperienza indimenticabile. L'accelerazione è un torrente di potenza lineare e travolgente che ti incolla al sedile, spingendo senza sosta fino a superare i 300 km/h. Ogni cambio della trasmissione automatica sequenziale è un evento meccanico, un colpo secco e diretto che ti connette alla macchina. È una sinfonia di potenza e suono, un'esperienza di guida pura, esigente e viscerale che ricompensa il guidatore con sensazioni che le auto moderne hanno dimenticato.

Design ed estetica

La carrozzeria della V12 Vanquish è un'opera d'arte senza tempo firmata da Ian Callum. Le sue linee fluide e muscolose combinano un'aggressività contenuta con un'eleganza sublime. L'iconica griglia Aston Martin, i fianchi larghi e una silhouette bassa e allungata creano una presenza imponente, una scultura che sembra in movimento anche da ferma. L'interno, rivestito in pelle e alluminio, è un santuario di lusso artigianale che ti avvolge, ricordandoti che sei al comando di qualcosa di veramente speciale.

Tecnologia e caratteristiche

Sotto la sua pelle di alluminio modellato a mano, la Vanquish nascondeva una tecnologia all'avanguardia per l'epoca. Fu la prima Aston Martin a utilizzare un telaio monoscocca in alluminio estruso e fibra di carbonio, una tecnica derivata dalle competizioni che le conferiva una rigidità strutturale e una leggerezza eccezionali. Il suo cuore, il maestoso V12 da 466 cavalli, era un capolavoro di ingegneria, mentre il cambio sequenziale con paddle al volante portava l'emozione della Formula 1 sulla strada. Non era solo bellezza, era anche cervello e muscoli.

Concorrenza

All'epoca, la V12 Vanquish si confrontava con l'aristocrazia automobilistica. La sua principale rivale era la Ferrari 575M Maranello, un'altra GT con motore V12 anteriore che rappresentava la passione italiana. Mentre la Ferrari era forse più affilata e nervosa, l'Aston Martin offriva un equilibrio magistrale tra comfort per lunghi viaggi e prestazioni sportive esplosive. Si posizionò come la Gran Turismo del gentleman driver, un'auto capace di attraversare continenti con stile e, allo stesso tempo, scatenare l'inferno su un circuito.

Conclusione

L'Aston Martin V12 Vanquish è molto più delle sue cifre di prestazione. È un'esperienza emotiva, un'auto con carattere e anima. Le sue piccole imperfezioni, come un cambio che richiede decisione, sono parte del suo fascino analogico in un mondo digitale. Rappresenta un punto culminante nella storia di Aston Martin, un futuro classico indiscutibile che combina bellezza, potenza e un lignaggio leggendario. Possederla non è avere un'auto, è custodire un pezzo di storia dell'automobilismo.